Storia della festa dei Boccali

Gli inebrianti rituali per il Dio Dioniso, le antiche celebrazioni del vino dette Antesterie, che erano vere e proprie feste dell’ebbrezza vissute con intensità dal popolo ellenico giungono fino ai nostri giorni con la nascita della Festa dei boccali ideata e realizzata dalla associazione di solidarietà Humus che vive ed opera da un ventennio sotto l’egida della presidentessa Laura Laureti. Il 2006 è il primo anno che il tributo a Bacco si è andato animando e da allora anno dopo anno fino a tutt’oggi, il meeting si è rinnovato senza mai interrompere il flusso in divenire della creatività: una coralità di artisti ha manipolato l’argilla ed ha fatto scaturire dall’energia delle  mani una galleria di boccali dalle forme e dalle cromie particolari che affondano nella tradizione per poi approdare a nuovi stilemi innovativi. Ma accanto alla ceramica, grande forza creativa si è affiancata anche  la carica della solidarietà che è il principale obiettivo di Humus che opera costantemente e tenacemente in interazione con altre associazioni, scuole  ed enti come il Comune e la Provincia per le persone con diverse disabilità psicofisiche, anziani, bambini e giovani, immigrati ed adulti fuori dal mercato del lavoro sul territorio salernitano ed in particolare nell’area collinare di Rufoli ed Ogliara-Salerno affiancata dal Museo Città creativa in alcuni progetti importanti come il concorso didattico “Piccoli e grandi artisti della ceramica.” Instancabilmente si è fatta nel tempo  paladina  del senso, dei valori e dei principi del volontariato mentre  il suo braccio, il suo strumento  è stata ed è costantemente l’arte ceramica. Si è alimentata con successo di attività formative e di stages per la diffusione dell’arte del modellare e della decorazione ceramica. Humus è consapevole che plasmare l’argilla non è solo un modo per liberare il quid creativo ma anche una meravigliosa maniera per liberare la propria autentica interiorità. La materia è dolcemente accogliente, si lascia manipolare. I suoi tempi sono fluidi, slow, rilassanti contro la frenesia e la velocità del quotidiano. Quella lentezza dai ritmi umani di cui Milan Kundera ha scritto una vera e propria apologia. E’ un’esperienza-che rappresenta un modello di riabilitazione ed   integrazione. Incontrarsi, fare lavoro di gruppo e manipolare quella magica e duttile ha cambiato la vita a molti giovani associati, ha costituito quel potente farmaco non chimico per ritrovare la voglia di esserci, di accettarsi e credere profondamente in sè stessi. Miracoli che può compiere solo la vitalità guaritrice dell’arte. Mentre la collina di Ogliara ha accolto tutte queste multiformi attività, la Festa dei boccali ha coinvolto e coinvolge in una location suggestiva e dalla stupefacente bellezza sulla collina di Raito negli spazi di Villa Guariglia,  proprietà della Provincia  che ospita un museo storico della ceramica vietrese , le poliedriche opere di centinaia di artisti provenienti da tutto il mondo oltre ai valenti maestri locali che si sono monopolizzati sulla produzione del boccale dedicato a Dioniso.Questo infausto anno 2020 lo abbiamo vissuto e continuiamo a viverlo in attesa, sospensione, trepidazione ed incertezza. In questo momento storico di pandemia universale che ha sconvolto e trasformato radicalmente la nostra quotidianità, Humus affiancata da CSV Sodalis, vuole coniugare ancora e con forza il binomio arte e solidarietà. Ancora una volta la creatività si trasforma in faro di luce e di bellezza ma anche e soprattutto in abbraccio incondizionato da parte di venti vasai, affermati ed emergenti che donano i proventi delle loro opere a favore delle attività solidali. L’arte vuole combattere questa malattia universale rifuggendo l’inerzia e manipolando la terra stessa che ci ha generato. Mater del resto è la stessa arte ceramica, non solo originaria fonte della creatività ma anche della Creazione in assoluto: è la vita stessa e l’universo che emerge dall’argilla e di essa è impastato l’uomo fin dalle sue origini. Consapevoli di ciò ma impossibilitati a vivere in presenza la festa annuale dei Boccali, le associazioni Humus e Sodalis si affidano quest’anno alla tecnologia, al linguaggio virtuale che arriva a tutti e dappertutto e le 200 opere prenderanno vita su di un catalogo comunicato attraverso un sito on line. Basterà un click e da qualsiasi punto del mondo si potranno vedere i manufatti di Maria grazia Cappetti, Giuseppe Cicalese, Enzo Caruso, Lucia Carpentieri, Antonio D’Acunto, Alessandro Mautone, Cecile Guicheteau, Deborah Napolitano, Patrizia Grieco, Lucio, Pasquale  e Domenico Liguori, Teresa Salsano, Matteo Salsano, Laura Laureti, Laura Marmai, Francesco Raimondi, Vincenzo Consalvo, Mariella Siani, Nando Vassallo. Uno dei dieci boccali diventerà parte della collezione stabile, ciclicamente esposta. mentre gli altri nove saranno acquistabili per la raccolta fondi. La storia della festa dei Boccali si arricchisce di un terzo elemento che è la passione del collezionismo: anno dopo anno le persone che hanno acquistato hanno assommato nelle loro teche, sui propri scaffali i modelli diversificati di boccali affezionandosi sia alla festa che ai suoi tanti artisti.

Gabriella Taddeo


LA FESTA DEI BOCCALI tra ritualità e archeologia

…Presto, presto,
prendi cesta e boccale, e vieni a pranzo,
ché il prete di Diòniso t’invita.
Su! Per tua colpa gli altri il collo allungano!
Il rimanente è tutto preparato,
letti, cuscini, tavole, tappeti,
corone, mirra, dolci, cortigiane
pan buffetti, focacce, pan di sèsamo,
pasta frolla, stiacciate, danzatrici
belle, il meglio boccone del banchetto.
Ma vedi di sbrigarti! ( Aristofane, “ Acarnesi “

Siamo giunti alla XV edizione della Festa dei Boccali che richiama le antiche  Antesterie (Aνθεστήρια), feste che si tenevano a febbraio per tre giorni in onore di Dioniso. Il primo giorno aveva luogo l’apertura delle botti, durante il  quale si beveva il  vino nuovo  in allegre riunioni  e si riempivano i recipienti per il giorno successivo, quando si celebrava la festa dei boccali  con una cerimonia religiosa in onore di Dioniso. Il terzo giorno, infine, era dedicato alla festa delle pentole . Nelle case si cuocevano semi di varia specie, che venivano offerti a Dioniso e ad Ermes Ctonio su quattordici altari, quanti cioè erano i pezzi in cui Dioniso era stato sbranato dai Titani. Per tutta la durata delle Antesterie i templi venivano chiusi. La  loro celebrazione  aveva una grandissima importanza per ogni ateniese: pensate, ad esempio, al fatto che Temistocle, bandito dalla città, istituì a Magnesia la festa dei Boccali e un sacrificio a Dionysos ‘portatore di coppa’.  Plutarco, nelle Questioni Conviviali,  ricorda con molta enfasi che non si assaggiava mai il vino nuovo  prima della festa delle Anthesterie . Parimenti importante per la dimensione simbolica del rituale, appare il fatto che in molte immagini pertinenti a choes miniaturistici, i bambini siano rappresentati intenti a imitare le attività degli adulti . È dunque significativo che ai bambini che morivano prima di aver raggiunto i tre anni di età, si mettesse un piccolo boccale nella tomba, come ben rimarca un’iscrizione attica del II secolo d.C. Una seconda iscrizione attica conferma come i choes debbano costituire una tappa fondamentale nel percorso attraverso il quale il fanciullo ateniese acquisisce lo statuto sociale di piena cittadinanza .Ciò a cui si assiste nella cerimonia dei Choes è inoltre  una sorta di ribaltamento della normale attività simposiale: ciascuno beve in maniera individuale da un proprio chous, senza proferire parola; alle libagioni – come specificato in maniera chiara dallo scolio al verso 368 de” Le opere e i giorni” di Esiodo – partecipano obbligatoriamente anche gli schiavi, elemento che rimarca una totale inversione del consueto ordine sociale . La chous attica comincia ad essere prodotta ad Atene verso la fine del V secolo. In questo particolare tipo di ceramica, i colori erano stesi sul vaso solo dopo la cottura e questo li rendeva  particolarmente delicati e di difficile conservazione. A seconda della forma, i vasi a rilievo venivano  utilizzati  anche durante le Antesterie ;  su alcune di esse, presenti in collezioni museali,  è ritratto infatti  Dioniso fanciullo che impugna proprio una brocca di foggia simile alla chous e un grappolo d’uva. La quantità di choai ritrovate fa supporre che esse fossero prodotte al fine di essere vendute, forse proprio in occasione della festa, e gli esemplari più piccoli, secondo Hamilton, potevano svolgere funzione di giocattoli o doni; infatti molti sono stati rinvenuti in varie  sepolture di bambini. Questo antico  rituale greco del vino  , nel progetto dell’Associazione di Volontariato HUMUS , sposa l’illustre e ricca tradizione di lavorazione dell’argilla che proprio a Ogliara, frazione orientale di Salerno e sede dell’associazione , ritrova le sue più antichi origini.  La tradizione ceramica locale rimanda ad una  tradizione di cui è ancora possibile vedere tracce  nel nostro territorio. L’esistenza di produzioni locali di ceramiche è documentata a livello archeologico sia a Pontecagnano che a Fratte. Nel centro picentino l’attività si concentra nel settore sud-orientale dell’abitato, dove sono state rinvenute numerose fornaci databili tra gli inizi del VI e la prima metà del V sec. a.C.40 Per il IV e III sec. a.C. si hanno più concreti riscontri a Fratte, dove attività artigianali sono documentate, oltre che dai primi  rinvenimenti degli anni ’50 del secolo scorso, soprattutto nell’area sud-orientale del sito (Zona 2)41: sono stati rinvenuti resti di una fornace, con lacerti del praefurnium e della parte inferiore della camera di cottura, che è a pianta circolare (diam. 2 m ca), realizzata in blocchi di tufo, argilla e . Nelle produzioni “locali”, sia quelle a vernice nera, sia quelle in argilla grezza, i due centri mostrano una sostanziale omogeneità, che si manifesta, oltre che nei tratti morfo-tipologici, nelle caratteristiche del corpo ceramico e in alcune peculiarità derivanti dai processi di lavorazione. In entrambi i centri ,ai prodotti “locali” si affianca un più ristretto nucleo di materiale ceramico che, per le caratteristiche tecniche, può essere attribuito alla produzione pestana: esso costituisce un ulteriore segno dei rapporti tra i centri affacciati sul Golfo di Salerno, che sin dall’età arcaica non si esauriscono negli scambi di tipo commerciale, come dimostra, ad esempio, la probabile presenza nel santuario di Apollo a Pontecagnano di addetti al culto provenienti da Poseidonia.  La ceramica  connota il territorio e, anche oggi, quell’artigianato di lontana tradizione , riconoscibile ovunque per stile e colori, si è evoluto nel tempo. La festa dei boccali ,come un moderno simposio,  è  il  rito annuale che coniuga presente e passato, che celebra uno dei materiali più interessanti di tutta la storia dell’umanità.   Ha avuto sempre una sua  forma di socialità , di solidarietà;  ha  costruito nel tempo  relazioni tra  gli artisti  partecipanti che hanno prodotto e donato i loro boccali all’Associazione a scopo solidale.  Le precedenti edizioni   hanno  visto collaborare  una vera e propria comunità   dove le relazioni che si sono  stabilite   sono state  importanti tanto quanto i risultati finali di ognuno . Oggi siamo in un momento di passaggio , di transizione in un’era caratterizzata da una  pandemia globale  che ha modificato profondamente anche questo nostro annuale appuntamento ma , si sa,  ogni epoca ha le sue innovazioni con cui fare i conti,  esattamente com’è stato  per i nostri antenati impegnati a manipolare e cuocere l’argilla tanti secoli fa.   

Rossella Nicolò