MARIAGRAZIA CAPPETTI

“ Fa “ ceramica da circa trent’anni. Si è forgiata nel laboratorio del padre, il Maestro Giancappetti ed ha completato la sua formazione sia classica che contemporanea presso vari artisti , formulando una sua personale visione della materia ceramica.Ha esposto in Italia e all’estero . Nei suoi piatti,- si legge in una recensione di Rino Mele- è fondamentale l’incavo interno del bordo (che fa da cornice alla scena) dove lei rappresenta l’indicazione prospettica, il suggerimento di lettura: una rete che sfugge alla sua spirale, la tonalità più scura di un colore, una sorta d’ingresso verso lo spazio dipinto. La dea che ostinatamente lei ridisegna è ferma, seducente ed esile, termina a forma di fuso, in testa ha gloriosi mazzocchi (che Mariagrazia Cappetti ha rubato con gli occhi a Paolo Uccello e alla pittura del Quattrocento). Figure dipinte su uno sfondo elementare e profondo, avvolte da reti e velature, , vortici che appartengono al mare. In questi suoi lavori si ha la sensazione, come in alcuni sogni, che ci sia sempre qualcosa da attraversare. Fotogrammi fermi che indicano una meta e un cammino interrotto…”



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